Mezzogiorno d'Italia: la questione, la proposta

 

Mezzogiorno: un’opportunità da cogliere ed un’idea per riuscirci

 

 

In questi ultimi tre anni si è consumato, nel mezzogiorno d’Italia (con riferimento, in particolare, alle regioni riportate in tabella), un evento politico estremamente importante e significativo che, tuttavia, pare non essere stato compreso e valutato in quegli enormi e fondamentali riflessi che inevitabilmente produrrà nella prossima e futura sorte politica, economica ma anche culturale e storica di tale importante e derelitta regione d’Italia.

Che non si stiano usando parole “esagerate” lo si può comprendere subito meditando sulla seguente analisi. Nelle elezioni regionali di maggio 2000 il polo conquistava tre delle sei regioni in cui si votava. A maggio 2001 il Polo vinceva le politiche raccogliendo (i dati sono relativi al Senato) nel Mezzogiorno 4.480.539 di voti, pari a circa il 44% (44,39), contro i 3.480.539 (35,75%) dell’Ulivo; così la maggioranza di tale estesa area italiana decideva, dando un determinante contributo (pari al 30 % dei consensi avuti dal Polo) alla vittoria delle elezioni, di essere guidata e rappresentata, a livello nazionale, dal Polo. Infine, il mese successivo, a giugno 2001, il polo conquistava la quarta delle sette regioni del Meridione, la Sicilia. Quindi, come si evince chiaramente dalla tabella, un numero maggiore di cittadini, pari alla maggioranza assoluta del Mezzogiorno (51%) rimetteva nelle mani del Polo delle Libertà la propria fiducia e rappresentanza anche a livello regionale.

L’evento che, quindi, si è consumato si riassume nell’enorme responsabilità e nella grande opportunità che, il polo si ritrova ad avere.

La responsabilità è chiara, difatti avendo, come si vedrà, l’opportunità di risollevare una volta per tutte il martoriato Mezzogiorno, il non riuscirci corrisponderà all’assunzione una grande responsabilità morale, storica ma anche politica. Difatti, fortunatamente, l’elettorato sta finalmente imparando a bocciare chi sbaglia.

L’opportunità, invece, è rappresentata (forse caso unico dall’ultimo dopoguerra) dall’avere, insieme, sia la maggioranza di governo nazionale sia regionale. Ciò comporta che impostata a livello nazionale la politica più opportuna per il Mezzogiorno, governando quattro regioni su sette, si ha anche la concreta possibilità di poterla attuare non essendo osteggiati a livello regionale. Si può, in altre parole, realizzare una sinergia tra regioni e governo che difficilmente potrà riproporsi in futuro, le cui ricadute potranno rilevarsi determinanti nell’attuazione di una mirata politica per il Mezzogiorno che ne consenta la definitiva ripresa.

Tuttavia pare che, a partire proprio dal governo centrale, non si abbia chiara alcuna valida politica tale da consentire la riscossa del Mezzogiorno. All’inizio della legislatura si era parlato di un ministero, giorni fa di un fondo unico e, nel frattempo, le cifre ci restituiscono un Mezzogiorno sempre in agonia. E la stessa conferenza per il Mezzogiorno che Alleanza Nazionale si appresta a celebrare è la testimonianza di quanto sia lontano l’agire rimettendosi ancora ai dibattiti ed alle parole, sia per cercare soluzioni che 50 anni di opposizione avrebbero potuto identificare sia per testimoniare che “almeno” del sud non ci si è scordati completamente.

Certo, c’è sempre di peggio e, in assenza di una politica costruttiva, fortunatamente pare, fino ad oggi, è mancata anche una politica distruttiva. E, convinti che non basta ciò per consolarci, così come a nulla serve la sterile critica, proprio a partire dall’analisi del succitato importantissimo evento si è provato a cercare di studiare quale potesse essere la strada da praticare tale da consentire di capitalizzare l’opportunità che si è presentata ed assolvere alla su menzionata grande responsabilità. Ciò che ne è scaturito viene qui esposto al fine di dare un fattivo contributo di idee per un costruttivo e concreto dibattito e, in particolare, affinché chi abbia la responsabilità di governo, sia locale che centrale, ne valuti la bontà e, eventualmente, l’attuabilità.

Si è convinti che una strada praticabile possa essere quella che veda la costituzione, in seno al governo, di un organismo consultivo quale, ad esempio, un “Consiglio” Nazionale per il Mezzogiorno o, meglio ancora, di programmazione e coordinamento quale, ad esempio un Comitato interistituzionale per il rilancio del Mezzogiorno (da adesso CIRM) al quale affidare l’impostazione ed il controllo della politica per il Mezzogiorno. Quest’ultima ipotesi si ritiene più concreta ed incisiva. Il modello potrebbe essere l’attuale CIPE (che si ricorda essere stato istituito nel 1967 e sostanzialmente riorganizzato tra il 1997 ed il 1998). Il CIRM sarebbe presieduto dal Presidente o dal Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, da ognuno dei Presidenti delle sette Regioni interessate e dal responsabile delle commissioni tecniche da costituire in seno al comitato – a tale proposito si ricorda che tra le sette Commissioni istituite dal 1998 ad oggi in seno al CIPE, nessuna è riservata alle problematiche del Mezzogiorno –, ciò al fine di dare il giusto peso al lavoro tecnico sul quale si basano le scelte. Le diverse commissioni tecniche saranno costituite da tecnici delle regioni e del governo, tenendo conto delle diverse realtà economiche, sociali ed ambientali (quindi anche per uno sviluppo sostenibile) ed avranno come primo compito quello di una attenta ricognizione al fine di avere un esatto quadro dello stato dell’arte di tali realtà nel Mezzogiorno. Essendo legata, la nascita di tale organismo, a fattori contingenti e straordinari, avrà ragione di esistere fino al raggiungimento di determinati obbiettivi finali, quali tasso di disoccupazione, livello infrastrutturale, ecc. Tuttavia, per ogni anno, potrebbero prevedersi obbiettivi intermedi il cui mancato raggiungimento significherebbe il fallimento dell’iniziativa comportando lo scioglimento del comitato (sono già tanti i rami secchi dell’Amministrazione Pubblica).

Oggi il Polo delle Libertà, ha la possibilità e l’opportunità concreta di affrontare radicalmente la  realtà  difficile del Mezzogiorno d'Italia. Il riuscirci significherebbe scrivere una pagina di storia della nostra nazione, il provarci concretamente testimonierebbe un atto di coerenza il continuare a tergiversare, sprecando tale opportunità, l’assunzione di una grande responsabilità ed il venir meno dell’impegno preso con 10.376.923 persone tradendo la loro fiducia.

 

Napoli 2 Ottobre 2002

   

Dott. Francesco Varriale

(Presidente dell’associazione

PRIMATE DENAUM)

 

 

 

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