Lettera appello al

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

sul problema dei rifiuti e dell'ambiente a Napoli

 

In data 2 Maggio 2011 il nostro presidente ha inviato una dettagliata ed accorata lettera appello al Presidente della Repubblica Italiana sul drammatico problema dei rifiuti e dell'inquinamento atmosferico.

In questa pagina è riportato il testo integrale della lettera

Tuttavia è possibile visionare anche la copia originale, salvata in formato pdf ("peso" 6,05 MB), cliccando qui (lettera in formato pdf)

 

 

Associazione

PRIMATE DENAUM

Comitato Scientifico

Giambattista Vico

               Illustrissimo Presidente

               della Repubblica Italiana

               Sen. Giorgio Napolitano

               Palazzo del Quirinale

               00187 - ROMA

 

Oggetto:    Appello, con la presente lettera aperta, per un suo intervento sulla drammatica crisi dei rifiuti, e relativi riflessi sull’ambiente, che interessa Napoli, provincia e tutta la Regione Campania – analisi tecnica e legislativa del problema e suggerimenti per possibili soluzioni

 

Illustrissimo Presidente della Repubblica sen. Giorgio Napoletano,

Le scrivo al fine di portare alla Sua cortese attenzione una serie di dati e informazioni, di cui, forse, potrebbe non essere stato messo a conoscenza, nella loro interezza, circa la genesi del problema e le altrettanto gravi emergenze correlate alla attuale gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. Ciò, con particolare riferimento al recente Decreto Legge del Governo sulla emergenza dei rifiuti a Napoli (necessariamente firmato anche da Lei) con il quale si è convinti di poter uscire dalla crisi e arrivare a risolvere e normalizzare tale problema.

In un recente Convegno organizzato dalla mia associazione tenutosi lo scorso novembre 2010 a San Lorenzo Maggiore in Napoli (cui lo stesso Arcivescovo Cardinale Crescenzio Sepe ha dato un ampio contributo scritto), dalle relazioni, del sottoscritto e della prof.ssa Giuliana Di Fiore - docente di Diritto dell’Ambiente e dell’Urbanistica alla Federico II nonché ex Assessore all’Ambiente della Provincia di Napoli (quindi ben informata sul problema) -, sono emersi dati e fatti che, appunto, ritengo importante e doveroso portare alla Sua conoscenza. Ciò affinché Lei, unica persona con poteri, al disopra delle parti, possa rivedere la reale efficacia di quel Decreto Legge e, più in generale, il drammatico problema dei rifiuti a Napoli e Provincia che tale Decreto, in particolare ma l’insieme del relativo quadro legislativo in generale, dovrebbero risolvere.

In un mondo dove tutti dicono tutto e il contrario di tutto mi preme mettere a sua disposizione dati e numeri (che non fanno politica) affinché Lei, potendo disporre di tutte le informazioni necessarie, possa farsi un quadro esaustivo che Le consenta di valutare se detto Decreto, l’attuale quadro legislativo in materia e le stesse iniziative poste in essere da Stato, Regione, Provincia e Comune rispondano realmente alla tutela della vita, ancor prima che ai diritti sanciti dalla Costituzione, dei cittadini italiani che vivono e risiedono nel Comune e nella Provincia di Napoli.

Prima di esporre succintamente suddetti dati e informazioni La invito a tenere presente, come dimostrerò, quanto sia stato sciagurato e scellerato l’aver pensato, e il continuare a pensarlo, di far coincidere gli ambiti ottimali, in cui “chiudere” il ciclo dei rifiuti, con quelli delle province e, peggio ancora, identificare addirittura un singolo ambito per il solo Comune di Napoli. Di per se l’idea potrebbe anche andare bene la dove sussistano le condizioni, ma tale principio è inapplicabile per la provincia di Napoli, ciò per la estrema ridotta dimensione del suo territorio, per la sua elevatissima densità abitativa e per l’elevata concentrazione di inquinanti e attività inquinanti ivi presenti. Basti ricordare che sul territorio del Comune di Napoli sono stati identificati ben tre siti di interesse nazionale ad alto rischio ambientale (Napoli Orientale con L.426 del 1998, Bagnoli Coroglio L.388 del 2000 e area del litorale Vesuviano L.179 del 2002).

 

La genesi del problema

Con il Codice dell’Ambiente, Decreto Legislativo 152 del 2006, il Governo norma la problematica dei rifiuti obbligando le Regioni a dover “chiudere” il ciclo dei rifiuti all’interno del loro territorio ma, al contempo, dà a loro piena autonomia nella organizzazione e gestione del ciclo attraverso la redazione di uno specifico piano. Quindi le Regioni hanno il compito di individuare sul loro territorio degli ambiti ottimali entro il quale organizzare le infrastrutture necessarie a garantire un funzionale sistema di gestione dei rifiuti, dalla raccolta al trattamento finale. Va da se che per ambito ottimale debba intendersi un determinato territorio in cui possano ritrovarsi le condizioni più favorevoli (infrastrutturali, geologiche, climatiche, ambientali, demografiche, etc) in grado di garantire il miglior rapporto tra massima efficienza del ciclo dei rifiuti e minor impatto ambientale, ovvero un rapporto che garantisca il minor rischio per la salute e l’ambiente.

Questo il principio della legge nazionale, principio che, tuttavia, in Campania più che disatteso è stato, di fatto, tradito. La Regione Campania, infatti, tra il 2006 ed il 2007, invece di redigere un piano attraverso il quale procedere all’individuazione, ascoltando preventivamente la società civile, dei diversi migliori ambiti ottimali, decide di procedere con la promulgazione di una legge regionale con la quale il Consiglio Regionale si arroga (non si sa bene in base a quali conoscenze, competenze e presupposti tecnici) il diritto di definire, appunto con forza di legge, gli ambiti ottimali, individuandoli ed associandoli ad ognuno dei territori amministrativi delle cinque province (Napoli, Salerno, Caserta Avellino e Benevento). Anzi, dulcis in fondi, relativamente alla provincia di Napoli si decide di individuare due ambiti ottimali, uno per il solo Comune di Napoli e l’altro per il resto del territorio provinciale.

Come sarà specificato meglio più avanti è da tener presente che la Provincia di Napoli occupa solo l’8,6% della superficie regionale ma, per contro, vi risiede il 52,9% della popolazione. In più oltre ai citati siti di interesse nazionale ad alto rischio ambientale la provincia ha tutte le discariche piene e, aspetto spesso dimenticato, le campagne ricoperte, non più, ormai, di rigogliosi colorati abbondanti e genuini raccolti, memoria di un lontano passato, ma, ahimè, da immense distese di “ecoballe” che, come ben noto, di ecologico non hanno assolutamente nulla, anzi rappresentano una vera e propria bomba ecologica ad orologeria pronta ad esplodere.

Qualcuno potrà obbiettare che con la realizzazione del termovalorizzatore a Napoli si riuscirà ugualmente a smaltire i rifiuti avendo, in più, vantaggi economici dati dalla produzione di energia.

La seguente succinta e articolata  analisi dimostrerà che le cose stanno molto diversamente da quanto possano o si vogliano far apparire.

 

L’analisi tecnica, quale logica si segue: il calcolo del rischio o cos’altro?

Come si è accennato il principio di “provincializzare” il ciclo dei rifiuti di per se non è del tutto sbagliato ma, tuttavia, va contemperato alle esigenze e caratteristiche del territorio.

Nella tabella 1 sono riportati alcuni dati salienti relativi alla Regione Campania, le sue Province ed al Comune di Napoli.

Territorio

Superf. Km2

%Superf.

Popolaz.

%Popol.

densità ab. Pop/sup.

Campania

13.590

100,0%

5.824.662

100,0%

428,6

Prov. Nap.

1.171

8,6%

3.079.685

52,9%

2.630,0

Prov. Sal.

4.918

36,2%

1.107.652

19,0%

225,2

Prov. Avel.

2.792

20,5%

439.036

7,5%

157,2

Prov.Cas.

2.639

19,4%

910.006

15,6%

344,8

Prov. Ben.

2.071

15,2%

288.283

4,9%

139,2

Com. Nap.

117

0,9%

962.940

16,5%

8.230,3

Tabella 1[1]

 

 

 

 

 

Come si evince dai dati, il Comune di Napoli non arriva all’1% della superficie del territorio regionale ma, tuttavia, costituisce ben il 16,5% della popolazione della Regione Campania con il primato assoluto e drammatico di densità abitativa: 8.230,3 abitanti per chilometro quadrato.

Due sono gli aspetti importanti che mi preme portare alla Sua attenzione e che mi appresto a documentare tecnicamente:

1.      La impossibilità , sia per la pubblica salute sia, in particolare, per le stesse leggi del nostro Stato, di poter realizzare il previsto termovalorizzatore (meglio inceneritore) nell’area di Napoli Est;

2.      la personale convinzione dell’utilità di dividere il ciclo dei rifiuti affidando ai comuni la raccolta (con obbligo di arrivare almeno al 70% della differenziata) e alla Regione lo smaltimento e trattamento finale.

Ritengo opportuno partire da una ben nota equazione riportata anche nel citato convegno:

Rischio = Pericolo × Valore Esposto × Vulnerabilità

Prima di vedere i due punti riportati La prego di leggere con attenzione anche la sezione seguente alla presente, ove sono riportati tutti i riferimenti legislativi che dimostrano la impossibilità di procedere alla realizzazione del termovalorizzatore a Napoli Est.

Primo punto

Da uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità condotto su 13 città italiane[2], Napoli compresa, è emerso che in tali città, mediamente, 8.220 decessi sono attribuibili a concentrazioni di PM10 (polveri sottili) superiori a 20 μg/m3, cioè il 9% dei decessi naturali è riconducibile all’inquinamento atmosferico. Applicando tale dato alla città di Napoli (nella ipotesi che la concentrazione di PM10 fosse 20 μg/m3, ma nella realtà è il doppio) ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico muoiono a Napoli 767 persone. Si tenga presente che nel 2010 la media annua della concentrazione delle PM10 (dai dati Arpac) è stata pari a 41,5 μg/m3.

I dati fino ad oggi rilevati circa l’immissione delle PM10 prodotte dal termovalorizzatore di Acerra danno valori medi sicuramente superiori ai 20 μg/m3 (pur se i dati sono ancora in fase di elaborazione, vi è stato un mese  in cui una delle stazione ha registrato la media di 71,3 μg/m3).

Come si comprende il rischio ambientale a Napoli è già altissimo (767 decessi l’anno) quindi, facendo riferimento alla su riportata equazione è necessario, per abbattere il rischio, ridurre il pericolo (non è pensabile trasferire la popolazione per diminuire il valore esposto né camminare con mascherine per ridurre la vulnerabilità).

Realizzare il termovalorizzatore significherà inevitabilmente aumentare, sia il pericolo (come dimostrano i dati della letteratura scientifica nonché quelli registrati ad Acerra) sia, conseguentemente, la perdita in vite umane. Difatti un altro studio, Il Progetto Epiair, sostenuto dallo stesso Ministero della Salute, ha dimostrato che il PM10 è associato ad un incremento del rischio di morte dello 0,69% per ogni incremento di concentrazione nell’aria di 10 µg/m3.

Ovviamente non voglio dire con ciò che i termovalorizzatori non debbano essere realizzati, anzi, mi rendo conto che possono essere in taluni casi una importante risorsa. Tuttavia, sempre con riferimento all’equazione riportata la realizzazione di tali impianti deve essere programmata in località dove il valore esposto sia estremamente ridotto (zone se non quasi deserte ma a bassa densità abitativa), dove sia ridotta la vulnerabilità (esposizione ai venti ecc.) e i pericoli preesistenti siano nulli in modo tale che quello comportato dal termovalorizzatore possa risultare insignificante.

Secondo punto

Credo appartenga al buon senso comune comprendere che nessuno più di chi è deputato a gestire la macchina comunale può meglio conoscere i problemi legati alla raccolta dei rifiuti nella propria città. Problemi legati all’assetto urbanistico (dimensionamento delle strade, densità abitativa, tipologie di insediamenti, ecc.), alle diverse stratificazioni sociali, alla conoscenza del territorio, ecc.

Per contro, nessuno meglio della Regione è in grado di identificare quelle aree che, con riferimento sempre alla su riportata equazione, siano in grado di ospitare le strutture per lo smaltimento e trattamento finale dei rifiuti comportando rischi contenuti o nulli.

È per tale ragione che ritengo sia utile sdoppiare questi momenti, affidando ai Comuni la raccolta e alla Regione lo smaltimento e il trattamento finale dei rifiuti.

Ovviamente per quanto detto non è applicabile, almeno in Campania, il criterio della provincializzazione, sia dell’attuale ciclo integrato dei rifiuti sia del solo smaltimento degli stessi rifiuti nella ipotesi suggerita (cioè dello sdoppiamento dei due momenti).

 

L’analisi tecnico Legislativa

Relativamente alla realizzazione del termovalorizzatore nell’area di Napoli Est è necessario considera la normativa vigente per tale area:

a)      Con la Legge 9 dicembre 1998 n. 426 l’area “Napoli orientale” viene riconosciuta come sito inquinato di interesse nazionale per il quale devono rendersi necessari interventi di bonifica ai sensi e per gli effetti dell’art. 17 comma 14 del Decreto Legislativo 05/02/1997 n. 22;

b)      con Ordinanza Ministeriale 25 febbraio 1999 n. 2948 il Sindaco di Napoli viene, conseguentemente, delegato – art. 8 comma 3 – a disporre la caratterizzazione, la messa in sicurezza, la bonifica, il ripristino ambientale e il monitoraggio… di tale area;

c)      con Decreto Ministeriale 25 ottobre 1999 n. 471 – regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell’art. 17 del D.L. 05/02/1997, n. 22, e successive modificazioni ed integrazioni – si disciplina la normativa relativa ai siti inquinati ed ai relativi interventi di bonifica;

d)      in particolare, il Decreto Ministeriale 25 ottobre 1999 n. 471 stabilisce che

1.    (art. 4) in caso di superamento o di pericolo concreto ed attuale di superamento dei valori di concentrazione limite accettabili per le sostanze inquinanti di cui all’art. 3, comma 1, il sito interessato deve essere sottoposto ad interventi di messa in sicurezza di emergenza, di bonifica e di ripristino ambientale…

2.    gli interventi di bonifica e ripristino ambientale sono articolati in tre distinti e progressivi livelli tecnici (art. 10 comma 1 ed allegato 4), tutti da essere approvati, con possibili prescrizioni, dall’autorità competente (che nel caso è rappresentata dal Ministro dell’Ambiente): 1. piano della caratterizzazione, 2. progetto preliminare, 3. progetto definitivo

3.    occorre (allegato 3): n. evitare ogni rischio aggiuntivo a quello esistente di inquinamento dell’aria, delle acque sotterranee e superficiali, del suolo e del sottosuolo, nonché ogni inconveniente derivante da rumori ed odori, o. evitare rischi igienico-sanitari per la popolazione durante lo svolgimento degli interventi, p. salvaguardare le matrici ambientali presenti nel sito e nell’area interessata dagli effetti dell’inquinamento ed evitare ogni aggiuntivo degrado dell’ambiente e del paesaggio, q. adeguare gli interventi di ripristino ambientale alla destinazione d’uso e alle caratteristiche morfologiche, vegetazionali e paesistiche dell’area

e)      con Ordinanza Commissariale 29 dicembre 1999, pubblicata su G. U. n. 56 del 08/03/2000, l’allora Sindaco di Napoli, On. A. Bassolino, commissario delegato ha definito il perimetro delle aree di Napoli orientale per gli interventi di bonifica procedendo all’individuazione di un’area relativamente omogenea nella quale, accanto a zone sicuramente utilizzate, in passato o ancor oggi, per attività potenzialmente inquinanti, sono state individuate anche zone che, in quanto confinanti o interconnesse, possono essere state esposte a fattori inquinanti, area che ha un’estensione di 820 ettari e comprende i quartieri orientali della città (Barra, Poggioreale, Ponticelli e San Giovanni) caratterizzati da estesi fenomeni di dismissione delle attività produttive e da gravi condizioni di degrado, difatti gli impianti dismessi raggiungono una consistenza in termine di superfici pari a 130 ettari, di cui 40 sono rappresentati dall’area dismessa degli impianti chimici classificati a rischio rilevante ai sensi del DPR 175/88;

inoltre è da considerare che:

I.          in data 18/02/2000 è stato stipulato un accordo di programma tra il Sindaco del Comune di Napoli ed il Rettore dell’Università degli Studi di Napoli, nel quale il Comune si impegna a cedere parte del complesso ex Corradini all’Università per allocarvi in parte le facoltà di Ingegneria e Giurisprudenza, e nel quale l’Università si impegna ad acquistare l’area dell’ex stabilimento Cirio per destinarle alle stesse facoltà cedendo al comune alcune aree da individuare con successivo atto;

II.       il Sindaco del comune di Napoli con nota 235 in data 27/10/2000 ha chiesto al Presidente della Regione Campania di promuovere un accordo di programma per la realizzazione dei nuovi insediamenti universitari nelle aree degli ex stabilimenti industriali Cirio e Corradini in attuazione del PRUSST (programma di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio) della città di Napoli approvato dal Ministro dei Lavori Pubblici con decreto 591 del 19/04/1999;

III.     nelle aree oggetto di bonifica rientrano anche il depuratore di Napoli S. Giovanni e la centrale termoelettrica di Vigliene.

 

Conclusioni

Illustrissimo Presidente della Repubblica sen. Giorgio Napoletano,

come potrà comprendere dai dati e dai numeri riportati è fuori da ogni logica , principio scientifico, principio legislativo e dallo stesso buon senso comune realizzare il termovalorizzatore nell’area di Napoli Est.  Non voglio entrare nel merito del perché si sia voluto insistere così ostinatamente  (ormai sono pronte le gare di appalto) nel realizzare detto termovalorizzatore a Napoli Est, un’opera che, ammesso e non concesso, sia davvero necessaria per risolvere la crisi rifiuti, può essere comunque realizzata in una qualsiasi altra area della Regione che soddisfi i termini dell’equazione su riportata, cioè con rischi contenuti o nulli per la salute umana.

Ciò che mi preme è che si è ancora in tempo per fermare tale folle soluzione dagli elevati costi, sia in vite umane sia per l’ambiente in generale sia in termini di immagine di un paese incapace di far rispettare le leggi (ad esempio la centrale termoelettrica di Vigliena, sempre a Napoli Est, è stata realizzata senza l’approvazione del V.I.A.., Valutazione d’Impatto Ambientale) e di realizzare opere razionali ed efficienti.

È per tale ragione che la prego, dal più profondo del cuore, di intervenire con tutta la Sua autorevolezza di Capo dello Stato per chiedere conto del perché di tali scellerate scelte (provincializzazione degli ambiti del ciclo dei rifiuti e realizzazione del termovalorizzatore a Napoli Est) e del perché queste siano state prese anche in violazione - oltre ai citati principi logici, scientifici e di buon senso - alle stesse leggi dello Stato.

Con profonda stima, riconoscenza e rispetto, ringraziandoLa sin d’ora per l’attenzione che avrà voluto dedicarmi, confidando in suo riscontro, mi congedo porgendo i più sentiti

Cordiali e distinti saluti

 

                                                                                                                                 Dott. Francesco Varriale

                                                                                                                                 (Presidente della Primate Denaum)

 

 

  

 

 

 

p.s. Il presente appello sarà pubblicato sia sul sito Internet dell’associazione sia su un libro di prossima uscita di cui è autore lo scrivente e che l'Associazione si pregerà di affidare presto alla Sua considerazione.


 

[1] I dati relativi alle superfici sono tratti dal sito Internet Wikipedia alle pagine relativa a ogni ente considerato, viste il 25/04/2011 (http://it.wikipedia.org/; http://it.wikipedia.org/wiki/Campania...); i dati sulla popolazione sono aggiornati al 01/01/2010 e sono tratti dal sito Internet dell’Istat visto il 25/04/2011 (http://demo.istat.it/index.html)

[2] Si riporta l’indirizzo completo della pagina web del sito World Health Organization Europe visto il 25/04/2011:

www.euro.who.int/en/what-we-do/health-topics/environmental-health/health-impact-assessment/publications/pre-2009/health-impact-of-pm10-and-ozone-in-13-italian-cities

 

 

 

 

 

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